Riflessioni sul CLLD: città, campagne e zone costiere_Intervista al Direttore del FLAG Sardegna Orientale

23 Gennaio 2020

É stato pubblicato a dicembre l’ultimo numero di Farnet Magazine Post-2020: agire localmente in un mondo che cambia dedicato ai progetti Comunity Led Local Development (CLLD) di tutta Europa che sono stati presentati in occasione della conferenza CLLD a Bruxelles.

Il magazine si sofferma ad analizzare i progressi dello sviluppo locale (CLLD) raggiunti finora con uno sguardo alle transizioni necessarie per il prossimo periodo di programmazione 2021/2027.

In particolare a pagina 56 c’è uno spazio  dedicato a un’intervista Riflessioni sul CLLD: città, campagne e zone costiere fatta ad alcuni rappresentanti di GAL e FLAG che operano nei tre differenti contesti.

Per quanto riguarda il contesto delle zone costiere è stata riportata la testimonianza di Davide Cao, direttore del FLAG Sardegna Orientale.

Ecco l’intervista:

Ci parli del suo gruppo

Il FLAG Sardegna orientale è stato istituito nove anni fa. Nella nostra regione la pesca era un settore diviso, che risentiva di una carenza di pianificazione strategica. Tra i pescatori prevaleva una mentalità del tipo “vivo alla giornata cercando di portare a casa il necessario per me e la mia famiglia”. Il nostro gruppo CLLD si era posto l’obiettivo di spezzare questo modello, spingendo le persone a riflettere insieme ed a valutare costi, benefici e opportunità di un intervento collettivo. Le azioni chiave del Piano di sviluppo locale che abbiamo messo a punto sono state: diversificazione, certificazione e tracciabilità; valorizzazione delle attrattive ambientali e formazione.

Quale impatto ha avuto il CLLD nella sua zona?

Le iniziative coraggiose e davvero sentite del nostro primo presidente del FLAG, Fabrizio Selenu, sono state determinanti nel provocare il primo grande cambiamento di mentalità tra i pescatori. Abbiamo messo in piedi un programma di attività e di azioni collettive che prevedevano un forte coinvolgimento dei pescatori. Ciò li ha aiutati a creare una comunità, instaurando forti vincoli di amicizia e commerciali. I pescatori hanno cominciato a guardare al futuro. Grazie al CLLD i pescatori e gli altri soggetti coinvolti comprendono la necessità di razionalizzare l’uso delle risorse e di concentrare gli sforzi su azioni collettive ad alto impatto.

Quali sono, a suo avviso, i benefici del CLLD?

È un ottimo approccio per identificare i bisogni della collettività e proporre soluzioni approvate da una vasta gamma di portatori di interesse. Il CLLD racchiude in sé un valore aggiunto di tipo immateriale: il senso di comunità che esso suscita. Il nostro progetto “Lagune aperte – Eventi e incontri in laguna” ne è un chiaro esempio. Prima del CLLD le nostre splendide lagune erano scarsamente valorizzate. Oggi i pescatori collaborano con numerosi settori della comunità per far sì che le lagune possano ospitare degli eventi. Turismo, tutela dell’ambiente e mercato locale hanno ricevuto tutti e tre grandi vantaggi da tale approccio. Il CLLD è anche flessibile, il che lo rende uno strumento ideale per soddisfare determinate esigenze.

Avevamo intenzione di impiegare i fondi del FSE (Fondo sociale europeo) per una formazione sull’economia verde e blu. Nell’ambito del CLLD sono stati organizzati sei mesi di laboratori e incontri in modo che i portatori di interesse locali ed un ente di formazione potessero partecipare alla progettazione dei corsi.

Che genere di sfide vi siete trovati ad affrontare?

La nostra è una zona molto ampia, con quasi 250 km di fascia costiera.

Vi sono elementi comuni e una cultura della pesca simile, ma la distanza geografica tra gli operatori è tanta. La nostra iniziativa, “La Banchina. Il Forum del Pescatore”, tenta di colmare questa distanza in due modi: con incontri a tema e tramite un forum online. Convincere le persone a utilizzare il forum virtuale non è facile, poiché molti si rifiutano di passare il tempo su un computer, tablet o smartphone parlando dei vari problemi. Anche il versante amministrativo del CLLD può presentare degli ostacoli. Una delle criticità è rappresentata dal sistema di attuazione. Purtroppo, in alcuni casi la mancanza di liquidità ci ha reso difficile pagare i fornitori o il personale.

Cosa potrebbe fare di più in futuro l’approccio CLLD?

I pescatori della nostra zona stanno invecchiando e non molti sono disposti a sostituirli. Le condizioni meteorologiche avverse, i problemi ambientali, la crisi economica ed i problemi di salute sono tutti fattori che si ripercuotono sulla produzione e la stabilità. Riusciremo a incoraggiare i giovani a diventare pescatori solo se saremo in grado di attenuare parte dei rischi che comporta lavorare in questo settore.

Il CLLD dovrebbe aiutare chi ha l’impressione di non avere scelta. Dovrebbe informare i pescatori e la comunità sulle possibili alternative. Ciò richiederebbe una maggior condivisione di buone pratiche e la creazione di legami più solidi con le istituzioni per semplificare le procedure amministrative. Un approccio multidisciplinare che coinvolgesse tutti i portatori di interesse della zona potrebbe permettere di raggiungere questi obiettivi.

In un mondo ideale, come pensa che l’approccio CLLD potrebbe trasformare la sua zona?

Il legame tra pesca e turismo sarebbe più forte e coerente. Ciò si tradurrebbe in un incremento delle entrate dei pescatori, che diversificherebbero le proprie attività, ad esempio con la pesca-turismo. Mi piacerebbe che l’età media dei pescatori scendesse attestandosi sui 40 anni. Vi sarebbe più inclusione a livello lavorativo, le donne ed i giovani sarebbero impiegati in maniera più stabile e con ruoli di responsabilità. I porti offrirebbero maggiori comodità ai pescatori, con attrezzature e servizi di qualità. I pescherecci più leggeri con motore elettrico sarebbero la norma.

Il nostro FLAG fornirebbe un’ampia gamma di strumenti per migliorare le imprese, la coesione sociale e gli scambi di buone pratiche e di punti di vista tra le varie comunità. Il nostro personale si vedrebbe riconosciuto come una risorsa preziosa. Potendo disporre di tempo e risorse finanziarie, il CLLD potrà contribuire a realizzare questi sogni e speriamo di diventare degli “acchiappasogni professionisti” nella zona di intervento del nostro FLAG!

Leggi la rivista Farnet Magazine n°17

 

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